Ieri e oggi. Gli ex alunni raccontano
Giorgio Mastinu, 40 anni, oristanese. Architetto, ha lo studio a Venezia: progetta, scrive, cura libri d'arte.
Alunno del Contini negli anni '80, attualmente è impegnato per la Biennale di Venezia e per una mostra a Napoli ma trova il tempo per raccontarci qualcosa della sua esperienza.
Oristano-Venezia, andata-e-ritorno e non solo...: come è iniziata la tua avventura professionale?
Casualmente forse, ma forse no. Dopo il diploma partii per il Giappone dove vi trascorsi più di un mese. Tornato a casa, mi trovai a decidere in poco tempo facoltà e città dove avrei dovuto iniziare gli studi universitari. Scelsi la facoltà di botto: architettura! Per le città, andai per esclusione: Firenze negli anni '80 era una colonia di sardi, molti li conoscevo, era rassicurante sotto un certo aspetto ma avevo bisogno di solitudine; Venezia era un ricordo vago di una vacanza con la famiglia: un incubo. In agosto, caldissima, tra i turisti: ma mi sembrava meno aggressiva di altre città come Roma o Milano (allora le facoltà di Architettura erano pochissime)…
Come furono i primi anni?
I primi anni sono stati difficili: la città, le aule universitarie, i compagni. Eppure andavo spedito con gli esami e, a parte le materie più noiose, non avevo difficoltà. Poi c’è stata un’eclissi, un blocco, ma anche un momento fortunato, sotto un certo aspetto. Vai dove ti porta il cuore... voglio dire che la laurea è arrivata molti anni dopo, con una tesi travagliatissima ma che mi ha portato negli anni ad avere qualche soddisfazione...: il progetto della nuova sede dell’Archivio Luigi Nono, recentemente completato, è stato ben accolto. Una "tappa" importante per me, oggi possibile proprio perché allora - nel frattempo avevo cominciato a lavorare in una galleria d'arte - avevo capito che era necessario prendere tempo.
Che cosa mantiene vitale il tuo legame con Oristano e la Sardegna?
Tutto, tranne il lavoro che ancora non mi ha riportato a casa. Il mare ovviamente ...
Istituto d’arte “Carlo Contini”, anni …anta: quali sono i tuoi ricordi più vivi?
Sono un veterano! All'Istituto d'Arte ho fatto anche le scuole medie! Ricordi dunque ne ho davvero tanti! Grazie ad alcuni docenti, i ricordi "di scuola" sono così intrecciati con quelli "di vita": difficile distinguerli come esperienze legate semplicemente alle attività scolastiche… Voglio dire che la trasmissione delle passioni, quelle vere, avviene così naturalmente che non ci si accorge: come l'abbronzatura! Non voglio fare nomi e cognomi perché loro sanno bene come e quanto gli sono grato. Uno però me lo permetto: Antonio Amore. Bel nome e bel cognome. Ci insegnò ad affilare le matite, in tutti i sensi - mi ricordo come si arrabbiava se trovava la matita mal affilata (con il cutter ovviamente!)…
C’è qualche episodio…?
…nell'insegnamento riusciva a conciliare l'accademismo - imposto da quelle aule piene di gessi libidinosi e vasi morandiani - con la libertà espressiva di ciascun allievo. Il chiaroscuro era d'obbligo, il disegno "dal vero"... Nel suo studio poi, tra i suoi lavori… ci andavo spesso con Giorgio Cireddu, in R4, mi ricordo la pineta e la scala lunga che saliva sù fino allo studio… e i quadri, i modelli per le giostre di pecore, i teatri, i grandi trittici, i libri... ci si immergeva in un fare pittorico che era per me, allora, ma lo è anche oggi, il segno forte di un intrecciarsi di arte e vita. Un riferimento oggi per qualità pittoriche, forza espressiva e presenza. Ecco, sto ricordando la scuola ma siamo già in una pineta ad Arborea..., e per continuare passiamo per Riola, fino a S'Archittu. In quella terrazza sul mare davanti a Moby Dick ho imparato quasi tutto. Luoghi della vita. Poi l'apertura del forno con le prime prove per un pezzo, i primi amori...
C’è un’immagine che ricorre ogni volta che incroci via Gennargentu?
Sì, terrificante: le ore di ginnastica passate nel campetto accanto alla scuola!
Trasformare una passione in mestiere, professione, è una gran bella soddisfazione, soprattutto quando ai sacrifici si intrecciano le gratificazioni… come hai conciliato e concili idealismo e realismo, vocazione e realtà professionale?
Non credo di aver mai trovato una "professione". E credo di non conoscere quello che chiami soddisfazione. Mai contento, tranne quando si lavora, magari insieme a costruire qualcosa, nel fare...
Come consideri lo stato attuale dell’espressione artistica e della creatività in Sardegna? quali occasioni mancate? quali prospettive?
Escludendo quelle che chiamiamo arti applicate, non riesco a farne una questione regionale. Ho visto mostre orrende di giovani artisti "promettenti" considerati tali semplicemente perché omologati alle mode. Ma questo succede in Sardegna come a Venezia e credo in tutto il mondo.
Poi ci sono gli "artigiani", quelli che l'arte la fanno da soli. Un altro discorso. Bisogna imparare più dall'estremo oriente, saper trovare (e descrivere) il mondo in una ciotola. Molti artigiani ci riescono, quelli che non cedono alle mode e alle tentazioni, spesso dozzinali, del design.
Quale capitolo cureresti più volentieri in un’enciclopedia dell’architettura in Sardegna?
Quello della distruzione ignobile dei centri storici, con tredici volumi dedicati allo scempio di Oristano. E non sto scherzando. Basta guardarsi intorno... le piazze, l'annientamento del fronte strada anche in centro storico, dei giardini, con quelle orribili scale in facciata a tre piani etc...
Che rabbia…
Che cosa scrivi ai giovani del tuo stesso istituto d’arte di Oristano che presto affronteranno l’esame di stato e poi dovranno decidere del loro futuro di formazione, in vista di un inserimento nel mondo del lavoro?
Di fare di tutto per continuare a studiare, di guardare il meno possibile la televisione, di imparare le lingue, di fare quello che si sentono di fare…
È trascorso del tempo nell'intervista... in questo periodo l’ex alunno del Contini e architetto Giorgio Mastinu è impegnato nell’allestimento del padiglione ucraino della Biennale di Venezia e nella cura di una mostra su Dada a Napoli. Nel contempo sta riprogettando il sito web dell'Archivio Luigi Nono, collabora coi Musei Civici, con la Collezione Peggy Guggenheim…
Grazie per l’intervista, in bocca al lupo.
a cura di Mauro Murgia.