Ieri e oggi. Gli ex alunni raccontano
Egle Picozzi: oristanese nata nel 1979, fotografa free lance in volo tra Piemonte e Sardegna, si occupa attualmente di fotografia sociale lavorando a mostre e progetti didattici.
Arte, fotografia e una manciata d'anni: come è iniziata la tua avventura professionale?
Quando ero piccola, ricordo che durante i viaggi con i miei genitori, mio padre girava sempre con una macchina fotografica al collo, si fermava ad immortalare paesaggi e colori. Le sue soste potevano durare 15, 20 o 30 minuti: mentre mia mamma sbuffava, io osservavo il fotografo in azione, mi colpiva la passione che mi padre sapeva investire per un’inquadratura… mi chiedevo che cosa si potesse provare a guardare attraverso il mirino di una reflex! Poi tutto ha preso forma grazie agli insegnamenti del professor Giorgio Cireddu, al suo entusiasmo nel trasmettermi l’amore per la camera oscura, l’odore acerbo dei bagni chimici… l’emozione nel veder nascere le mie immagini… la grande occasione è sopraggiunta con la vincita della borsa di studio all’Istituto Europeo di Design di Torino, dove ho trascorso 3 anni di lavoro intenso… è stata un’esperienza fantastica!
Torino-Oristano: andata e ritorno...
Cerco di tornare in Sardegna il più possibile, generalmente a Natale e d’estate, ma se riesco anche in altri periodi dell’anno.
Amo la mia città e so che un giorno tornerò a vivere lì… Ogni volta andare via è una stretta allo stomaco, un dolore immenso… il profumo del mare, il colore del cielo così diverso da quello che vedi in qualsiasi altra parte del mondo. Sono legatissima alla mia terra, penso di essere molto fortunata ad essere nata in questo magico posto…
Istituto d’arte “Carlo Contini”, non tanti anni fa: quali sono i tuoi ricordi più autentici?
Forse le interrogazioni di matematica… o le preghiere prima di quelle di italiano e storia? O ancora le volte che mi sentivo prontissima in storia dell’arte e i miei voti più alti oscillavano sempre tra il 3 e il 4…. (no! devo dire che una volta sono arrivata anche al 7...). Ciononostante le lezioni mi affascinavano molto… trovavo nella figura stessa della professoressa una straordinaria forza interiore, come avvolta da una misteriosa magia… che bello!
Solo una vaga nostalgia o anche qualche rammarico?
Eh sì… quello di non aver studiato abbastanza e di non aver instaurato con alcuni insegnanti un dialogo e un rapporto di complicità: quel rapporto che permette di comunicare anche senza troppe parole il proprio disagio e le perplessità di un'adolescente, purtroppo l’ ho capito troppo tardi… Ma in particolar modo mi pesa (ma nella vita non si sa mai...) il fatto di non aver conseguito il titolo finale. Dopo la notizia della bocciatura, infatti, sono scappata a Torino con la speranza che la borsa di studio potesse valere ancora… e per fortuna! ora mi ritornano in mente sensazioni, ricordi vari, forse non dovrei dirlo… ma sono pochi gli adulti incontrati a scuola (docenti, presidi) che ricordo con amore…
Qualche anno dopo la tua "fuga", hai maturato qualche consiglio per gli studenti? ...e per i docenti?
Beh, quale miglior consiglio agli studenti se non quello di studiare! è così bello imparare… tartassate i docenti di domande, se avete dubbi o timori… talvolta hanno bisogno di tante sollecitazioni gli stessi insegnanti, sì, come e più degli studenti… cari professori, ascoltate! sforzatevi di ascoltare un po' di più di quanto non siate convinti di fare! Sicuramente ai miei insegnanti "preferiti" non ho da dare alcun consiglio… "Prof. C* e prof.ssa F*, siete perfetti così!" mi resteranno sempre nel cuore, a loro devo veramente tanto nonostante le batoste prese proprio "grazie" a loro, ma dopo ho capito…
Come ha inciso il tuo percorso formativo sulla tua carriera artistico-professionale?
Come ho detto, la frequenza di un corso di fotografia e camera oscura all’Istituto d’Arte ha rappresentato per me un'ancora di salvezza! Ricordo con entusiasmo quelle giornate trascorse insieme coi miei compagni, all’aperto, a scattare in continuazione... per poi correre in camera oscura a confrontarci con la stampa delle immagini catturate… non mi stancherò mai di ringraziare il grande Giorgio! Se non fosse stato per il suo entusiasmo, la sua creatività nell’insegnarci la materia ora forse non sarei seduta qui davanti al mio portatile, a Torino, a lavorare per la mia associazione…!
Quale associazione?
Attualmente mi occupo di fotografia sociale. Il viaggio in Sri lanka, svolto come
lavoro di tesi per documentare le disastrate condizioni di vita del dopo-Tzunami, mi ha colpita talmente tanto, che insieme ad un’altra mia compagna, ho fondato un’Associazione di Fotografia Sociale che si chiama DeaMadre: se volete, potete visitare il sito www.deamadre.it. Svolgiamo dei corsi/laboratori di fotografia creativa rivolti a persone diversamente abili, bambini, anziani e tutta quella categoria di persone disagiate; proponiamo le nostre attività anche nei paesi meno fortunati, nel Sud del Mondo. Il mio sogno più grande però, è quello di riuscire a portare DeaMadre in Sardegna…
Teoria e pratica prendono forma nella fotografia: che cos’è per te la fotografia?
Ho iniziato ad utilizzare la macchina fotografica per raccontare le mie giornate, i miei amori, dolori, gioie…prendevo semplicemente appunti, così ho iniziato ad abbandonare il mio diario sul quale scrivevo e appuntavo i miei stati d’animo e l’ ho sostituito con la fotografia, mi aiuta a liberare quei momenti di rabbia, noia, tormento… sono una persona così instabile e lunatica… la fotografia riesce a farmi ritrovare il giusto equilibrio.
C’è qualche progetto a cui stai lavorando?
Ora c’è in corso una mostra a Bassano del Grappa sulle “Nuvole Sarde”: “Il cielo della mia terra”. Mentre lavoro per DeaMadre, continuo a portare avanti i miei progetti personali, uno di questi è “Sonno Profondo”, prende il titolo dal libro di Banana Yoshimoto (che io adoro!): è un progetto intrapreso circa due anni fa che spero di poter esporre e pubblicare entro quest’anno… è molto significativo, per me… A settembre partirò in Bosnia per svolgere un corso di fotografia creativa rivolto ai ragazzi del Centro giovani Desnek di Breza… Beh… ce ne sono veramente una marea… ma se devo citarne qualcuno… Luigi Ghirri, Cindy Sherman, Francesca Woodman, Paolo Verzone (mio professore), Nan Golden etc etc…
Che cosa vuoi dire ai giovani del tuo stesso istituto d’arte di Oristano impegnati nella loro formazione culturale?
Studiare, studiare, studiare!… lo dicevano sempre anche a me ma non ascoltavo…fare tanta esperienza lavorativa, girare il mondo, imparare tutte le lingue possibili, poi… tornare in Sardegna…!
Egle si appresta a preparare i bagagli per rientrare in Sardegna: Oristano, Olbia, Cagliari: impegni di lavoro e il desiderio, oltreché di una vacanza, di reimmergersi nella sua amata terra da cui ripartire e ritornare...
Buon viaggio, Egle e, quando saranno maturi i tempi per te, buon rientro in Sardegna, con sempre nuove idee e progetti.
a cura di Mauro Murgia